Il decreto Bernini sulle università telematiche ha aperto una stagione di cambiamenti che sta mettendo in difficoltà migliaia di studenti, soprattutto i lavoratori che hanno scelto un percorso digitale proprio per la flessibilità. Tra nuove regole sugli esami in aula, limiti alla didattica a distanza e interventi su qualità e accreditamento, la sensazione diffusa è di un sistema in transizione, con regole che cambiano più velocemente di quanto le università riescano a comunicarle.
In questo articolo trovi una mappa aggiornata al 2026 di cosa prevede il provvedimento, come sta cambiando la vita degli studenti universitari iscritti alle telematiche, cosa succederà davvero con gli appelli in sede, quali implicazioni ci sono sulla tesi di laurea e quali margini di manovra hai, soprattutto se stai finalizzando il percorso.
Se sei qui perché a breve dovrai scrivere la tesi o affrontare gli ultimi esami, ti anticipo una cosa: il punto più delicato oggi non è tanto il decreto in sé, ma come viene interpretato dai poli di studio e dagli studenti. La differenza tra un blocco reale e un blocco percepito può costarti mesi di ritardo.
Cosa prevede il decreto Bernini sulle università telematiche
Il riferimento normativo è il DM 1835/2024 del 6 dicembre 2024, firmato dalla ministra Anna Maria Bernini, che ridefinisce i requisiti di docenza, di accreditamento e le modalità per erogare i corsi nelle telematiche italiane e, più in generale, per i percorsi universitari online. Il provvedimento è il primo intervento strutturale post pandemia: da un lato riconosce la maturità raggiunta dall’università digitale in Italia, dall’altro prova a riportare standard qualitativi più vicini a quelli dell’università tradizionale.
Il cuore del testo riguarda tre aspetti: il rapporto tra docenti e studenti, la quota di attività erogate prevalentemente a distanza rispetto a quelle in aula e il riordino delle prove di esame. È una norma che, nella sostanza, non vieta le telematiche: vuole evitare che i corsi siano erogati in modalità integralmente telematica senza alcun presidio fisico.
DM 1835/2024: il testo ufficiale in sintesi
Senza entrare in tecnicismi, i punti chiave della riforma sono:
- nuovi rapporti numerici tra docenti e studenti, con l’obiettivo di garantire una docenza adeguata al numero degli studenti iscritti;
- una quota obbligatoria di attività didattiche in sede, comprese lezioni in modalità sincrona e momenti non registrati, con l’idea di favorire interazione reale e non solo fruizione passiva dei contenuti;
- un rafforzamento dei criteri per l’accreditamento dei corsi e il riconoscimento dei titoli, con l’intervento di ANVUR e del MUR;
- nuove regole sugli esami in modalità telematica, con un progressivo ritorno di una parte di prove in aula;
- nessuna deroga automatica per i corsi già avviati: il sistema è chiamato ad adeguarsi in modo graduale.
Il decreto, in altre parole, non chiude le telematiche: le costringe a evolvere. Per chi studia oggi, però, la fase di transizione è la più fragile.
Le principali università telematiche italiane coinvolte
Il provvedimento riguarda tutti gli atenei digitali accreditati, tra cui:
- Pegaso, Mercatorum e San Raffaele (gruppo Multiversity), che insieme superano i 300.000 studenti – se studi alla Pegaso, scopri come possiamo aiutarti con il Project Work;
- eCampus;
- Uninettuno;
- IUL (Italian University Line);
- Leonardo da Vinci;
- UniFortunato (Università Giustino Fortunato);
- Unimarconi (Guglielmo Marconi).
Alcune di queste realtà si sono mosse per tempo, aprendo sedi fisiche e poli di studio sul territorio. Altre stanno ancora adeguando i propri modelli. Le regole sono uguali per tutti, ma gli effetti pratici sugli studenti cambiano molto da istituzione a istituzione.
Esami in presenza nelle telematiche: cosa cambia davvero
Questo è il tema più caldo. Per anni gli esami online sono stati il vero punto di forza delle telematiche: possibilità di sostenerli a distanza, anche in fasce orarie compatibili con il lavoro, con un occhio di riguardo per chi ha famiglia, turni o si trova all’estero. Oggi il quadro si sta riorganizzando.
Quali esami tornano in presenza e quali restano online
La norma, nei suoi principi, prevede una quota di prove in aula obbligatoria, ma non impone la scomparsa degli esami universitari online. In pratica, ci si sta orientando verso un modello misto:
- prove in sede per una parte del percorso, in particolare per insegnamenti considerati più critici dal punto di vista della valutazione individuale;
- esami in modalità telematica per il resto, soprattutto per insegnamenti con forte componente teorica o per studenti con condizioni particolari.
La pressione degli studenti, però, è molto forte. La Lettera aperta al ministero e alla ministra firmata il 10 febbraio 2026 dalle rappresentanze di Pegaso (Pierluigi Sciacca), Mercatorum (Jacopo Paoletti) e San Raffaele (Giada Guerra) chiede in modo netto la stabilizzazione degli esami online, almeno per alcune categorie di studenti lavoratori. Il tema è politico e ancora aperto: nei prossimi mesi è possibile che arrivino chiarimenti ulteriori o provvedimenti correttivi.
Lezioni live, non registrate e obblighi di frequenza
Un passaggio che molti studenti sottovalutano riguarda le lezioni in modalità non registrata. La riforma spinge infatti a rafforzare la componente di didattica in diretta, cioè lezioni tenute in tempo reale, con interazione docente-studente, senza possibilità di recuperarle integralmente on demand. Questo significa che, per alcuni insegnamenti, la frequenza in fascia oraria specifica diventa di fatto necessaria, anche se avviene a distanza.
È una novità importante soprattutto per gli studenti lavoratori, che fino a ieri contavano sulla possibilità di seguire tutte le lezioni in differita. Oggi conviene controllare, per ogni insegnamento, se sono previste ore live e con quale peso.
Cosa succede se salti un appello o cambi sede
Con la nuova organizzazione, saltare un appello può costare più di prima: gli appelli in aula non sono distribuiti con la stessa frequenza degli online, e i poli di studio ne gestiscono un numero limitato. Cambiare sede d’esame, quando possibile, richiede organizzazione e attenzione alle scadenze. Il mio consiglio, a prescindere dall’università scelta, è di pianificare con almeno 2-3 appelli di margine rispetto alla sessione di laurea.
Didattica a distanza e università online dopo il decreto
Se gli esami sono il tema più visibile, la formazione da remoto è il cuore del provvedimento. La riforma ribadisce che i corsi telematici non possono essere erogati in modalità integralmente telematica senza un presidio didattico adeguato.
Il limite del "prevalentemente a distanza": cosa significa
Il testo parla di corsi prevalentemente a distanza, con una quota minima di attività che richiedono presenza fisica o interazione in tempo reale. L’idea è semplice: un percorso telematico resta legittimo e riconosciuto, ma non può coincidere con un catalogo di video registrati da guardare nel proprio tempo libero. Almeno il 20% delle attività deve coinvolgere il docente in forma diretta, con pesi variabili a seconda delle facoltà.
Per gli studenti questo si traduce in due cose:
- una didattica mediamente più strutturata, con più momenti di confronto;
- una minore flessibilità oraria su alcune attività, soprattutto in prossimità di esami e laboratori.
Docenza e rapporti numerici tra docenti e studenti
La riforma interviene anche sul rapporto docenti / studenti. Storicamente, gli atenei telematici hanno gestito grandi numeri di iscritti con un corpo docente proporzionalmente ridotto rispetto alle università tradizionali. Il DM 1835/2024 introduce criteri più stringenti: l’obiettivo è garantire un docente ogni 150/200 studenti in determinate attività, e ridurre situazioni in cui poche figure gestiscono migliaia di iscritti.
Per chi studia, questo potrebbe tradursi in tempi di correzione più lunghi nel breve periodo (le università stanno adeguando gli organici) ma, nel medio termine, in un supporto didattico più solido. È un cambiamento strutturale, non cosmetico.
Corsi di laurea online ancora validi? Titoli e riconoscimento
Una delle domande più frequenti è: “il mio titolo vale ancora?”. La risposta breve è sì. I percorsi di laurea online offerti dalle telematiche accreditate restano a tutti gli effetti titoli universitari ufficiali, con lo stesso valore legale di quelli conseguiti in presenza. Il decreto non toglie valore ai titoli: alza l’asticella per chi li rilascia.
Chi è già iscritto e ha sostenuto esami prima del 2025 non deve preoccuparsi per la validità del proprio percorso. Può invece aspettarsi che l’ultimo tratto – esami finali, tesi e laurea – si svolga con regole in parte diverse rispetto a quando si è immatricolato.
Tesi di laurea dopo la riforma: il nodo più sottovalutato
Ed eccoci al punto meno discusso, ma forse più importante per chi si sta laureando nel 2025 o nel 2026: la tesi di laurea.
Finalizzazioni, conferma del voto e tempi d'attesa
Nei mesi scorsi si è diffusa tra gli studenti l’idea che, a seguito della riforma, non fosse più possibile andare avanti con la tesi senza la conferma ufficiale del voto da parte del ministero. In realtà, come confermato da più poli di studio, la situazione è più sfumata: tecnicamente non c’è un blocco. Si può procedere alla stesura e al deposito della tesi anche senza che tutti i verbali siano ufficializzati, a patto di rispettare le scadenze del proprio percorso.
Il problema è un altro: molti studenti pensano che ci sia un blocco. Questo convincimento, diffuso sui gruppi social e alimentato da informazioni imprecise, porta a rinviare la scelta del relatore, il deposito del titolo e la stesura della tesi. Il risultato è una concentrazione anomala di lavoro nella sessione di maggio-giugno, con il rischio concreto che i poli e i relatori si trovino a gestire il triplo delle richieste rispetto alla norma.
Se stai leggendo questo articolo e ti stai laureando nei prossimi 6-12 mesi, il messaggio è semplice: non aspettare. Ogni settimana di ritardo oggi si trasforma in una coda più lunga nella sessione estiva.
Tesi senza conferma voto: si può procedere?
Sì, si può. La prassi consolidata di molti atenei prevede che la tesi possa essere avviata e depositata anche prima della verbalizzazione finale di tutti gli esami, a condizione che:
- la media sia aggiornata in segreteria entro le scadenze previste per la sessione di laurea;
- il relatore accetti l’incarico e supervisioni il lavoro;
- il regolamento del corso di laurea non richieda espressamente l’ufficializzazione di esami specifici;
- non sia prevista una richiesta formale al consiglio di facoltà.
In caso di dubbio, il riferimento corretto è la segreteria del polo di studio e il regolamento didattico del proprio percorso. Non ciò che si legge nei gruppi Facebook.
Quando e come iniziare la tesi se studi in telematica
La tempistica ideale, per chi studia in una telematica, è iniziare la tesi almeno 4-6 mesi prima della sessione di laurea. In presenza di un argomento tecnico o empirico (questionari, dati, analisi) il margine sale a 6-8 mesi. Il consiglio pratico, soprattutto in questo momento di transizione:
- scegli il relatore non appena hai chiaro l’indirizzo di tesi;
- concorda presto l’argomento e la scaletta dei capitoli;
- non aspettare di avere tutti gli esami “ufficializzati” per iniziare a scrivere;
- tieni i contatti con il polo di studio per le scadenze amministrative.
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Studenti telematiche: quali sono gli impatti reali (dalle lettere aperte ai gruppi social)
Il dibattito attorno alla riforma non è solo tecnico: è diventato, nel giro di pochi mesi, un tema politico.
La Lettera aperta al ministero e alla ministra del 10/02/2026
Il 10 febbraio 2026, rappresentanze di studenti dei tre principali atenei del gruppo Multiversity – Pegaso, Mercatorum e San Raffaele – hanno indirizzato al governo e alla ministra una lettera aperta per chiedere:
- la stabilizzazione degli esami in modalità telematica, soprattutto per studenti lavoratori e studenti con famiglia a carico;
- un chiarimento univoco su cosa cambia, quando cambia e con che gradualità;
- una cabina di regia permanente tra istituzioni, ANVUR e università per evitare interpretazioni contrastanti da parte dei singoli atenei, anche in forma di una soluzione transitoria per gli studenti in chiusura del percorso.
Il documento, firmato da Pierluigi Sciacca (Pegaso), Jacopo Paoletti (Mercatorum) e Giada Guerra (San Raffaele), è importante non solo per il suo contenuto, ma perché ha dato voce a un malessere che molti studenti delle università online vivevano singolarmente.
Le preoccupazioni dei lavoratori e degli studenti fuori sede
Gli studenti lavoratori sono la vera spina dorsale delle telematiche: oltre il 60% degli iscritti, in molti atenei, è in questa condizione. Per loro, l’ipotesi di un ritorno massiccio alla presenza solleva problemi concreti:
- permessi e ferie insufficienti per presenziare a più sessioni d’esame;
- spese di viaggio e alloggio se il polo di studio non è vicino;
- gestione familiare difficile da riorganizzare con preavviso breve.
A questi si aggiungono gli studenti fuori sede e gli italiani all’estero, che oggi contano sull’università online proprio per aggirare la distanza.
E-E-A-T, fonti ufficiali e rischi da disinformazione
Un ultimo aspetto, meno evidente ma importantissimo: dove leggi le informazioni su questa riforma è determinante. Nei mesi scorsi si sono diffusi post, video e messaggi che interpretavano il DM in modo scorretto, creando un’idea di blocco generalizzato che non corrisponde al testo effettivo. Il riferimento ufficiale resta:
- il testo del DM 1835/2024 sul sito istituzionale;
- le comunicazioni ufficiali del proprio ateneo;
- i poli di studio con cui si è iscritti.
Tutto il resto è opinione. Preziosa per orientarsi, pericolosa se scambiata per norma.
Come orientarsi nel 2026: guida pratica per studenti delle telematiche
Vediamo ora, in modo operativo, cosa fare se sei già iscritto o stai valutando di iscriverti a una telematica.
Iscriversi a una telematica oggi: conviene ancora?
Sì, ma con più consapevolezza. La formula online continua a essere la scelta più razionale per chi lavora, ha una famiglia, vive all’estero o in zone mal collegate. La riforma non cambia questa equazione: avvicina le università telematiche agli standard di qualità tradizionali, il che sul lungo periodo rafforza il valore del titolo.
Oggi conviene scegliere guardando quattro parametri:
- presenza capillare dei poli di studio sul territorio;
- numero di docenti strutturati rispetto al numero di iscritti;
- offerta di tutorato e di didattica in diretta;
- gestione amministrativa (tempi medi di risposta, verbalizzazioni, laurea).
Cosa controllare nel piano di studi di ogni ateneo
Prima di iscriverti (o se sei già iscritto, prima di fare scelte di piano di studi), controlla:
- quanti esami in aula sono previsti;
- la distribuzione delle lezioni live e delle lezioni on demand;
- la percentuale di attività prevalentemente a distanza rispetto a quelle in sede;
- le regole per la tesi: tempi, modalità di discussione, eventuali presentazioni in presenza;
- il numero dei crediti formativi legati ad attività in diretta e laboratoriali.
Questi dati si trovano nel regolamento didattico e nel manifesto degli studi di ogni percorso.
Domande da fare al polo di studio prima di iscriversi
Una conversazione franca con il polo di studio, prima di iscriversi, vale più di dieci recensioni online. Le domande che conviene fare:
- Quante sessioni d’esame sono gestite dalla sede più vicina?
- Quanti appelli all’anno per il mio percorso?
- Qual è la percentuale di lezioni in diretta non registrate?
- Come vengono gestiti gli appelli in sede per chi lavora?
- Quali sono i tempi medi per l’assegnazione del relatore di tesi?
- Si può procedere con la tesi in parallelo agli ultimi esami?
- Come comunica il polo eventuali aggiornamenti normativi?
Le risposte a queste domande ti dicono molto più del decreto stesso sulla qualità reale dell’esperienza che stai per iniziare.
Scritto con il supporto di Enza S. – Tutor in Giurisprudenza
Le informazioni di questo articolo sono aggiornate ad aprile 2026 e fanno riferimento al DM 1835/2024. Per casi specifici, verifica sempre le comunicazioni ufficiali del tuo ateneo.
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FAQ sulla riforma delle università telematiche
La riforma vieta le università telematiche?
No. Il DM 1835/2024 non vieta le telematiche, ma introduce nuovi standard di qualità, limiti alle attività erogate in modalità integralmente telematica e una quota minima di attività in presenza. I titoli universitari restano pienamente validi.
Quando entrano in vigore le nuove regole sugli esami?
Il decreto è stato firmato il 6 dicembre 2024. L’applicazione è graduale: alcuni aspetti sono già operativi dal 2025, altri entreranno pienamente in vigore nell’anno accademico successivo. Ogni ateneo comunica le scadenze specifiche.
Il mio titolo di laurea è ancora valido se mi sono iscritto prima della riforma?
Sì. Tutti i titoli conseguiti presso telematiche accreditate hanno valore legale. La norma interviene su come i corsi vengono offerti, non sulla validità dei titoli rilasciati.
Posso laurearmi senza la conferma ufficiale del voto di tutti gli esami?
Tecnicamente sì, in molti atenei. La prassi consolidata permette di avviare la tesi e depositare il titolo anche senza la verbalizzazione finale di tutti gli esami, purché la segreteria aggiorni la media entro le scadenze. In alcuni casi è possibile richiedere una specifica autorizzazione al consiglio di facoltà. Verifica sempre con il tuo polo di studio.
Cosa sono le lezioni sincrone non registrate?
Sono lezioni tenute in tempo reale, con interazione docente-studenti, che non vengono messe a disposizione in replica integrale. Sono previste dalla norma ministeriale per rafforzare la componente di didattica attiva rispetto alla sola fruizione on demand.
Conviene ancora iscriversi a un ateneo telematico nel 2026?
Sì, soprattutto per studenti lavoratori, fuori sede e con famiglia a carico. La riforma rende le telematiche più rigorose, il che nel medio periodo rafforza il valore del titolo. L’importante è scegliere un’università con docenza adeguata, presenza territoriale e offerta didattica in diretta.
La riforma riguarda anche la tesi di laurea?
Indirettamente. Non modifica le modalità di stesura, ma influisce sulla gestione organizzativa dei poli di studio e sulle scadenze. Chi si sta laureando nel 2026 dovrebbe non rimandare e iniziare per tempo la tesi.
A chi posso rivolgermi se ho dubbi sul mio percorso?
Il riferimento ufficiale è sempre il polo di studio e la segreteria del tuo ateneo. Per un supporto concreto sulla tesi di laurea o sulla pianificazione degli ultimi esami, puoi appoggiarti a chi segue studenti delle telematiche ogni giorno e conosce la realtà dei vari istituti.
