Cos’è il Project Work dell'università telematica pegaso e perché non è una normale tesi di laurea
Se stai cercando di capire come funziona davvero il pw di Pegaso, partiamo da una verità scomoda:
non è una normale tesi di laurea, anche se a prima vista potrebbe sembrarlo.
Niente capitoli infiniti, niente relatore che ti risponde dopo tre settimane, niente “scrivi e spera”.
Il Project Work è un elaborato finale guidato, pensato per chi studia all’università telematica Pegaso e deve arrivare alla fine del percorso senza perdersi per strada.
Alla Pegaso (sì, parliamo proprio di Unipegaso), il project work è il documento che chiude il tuo percorso accademico:
lo prepari seguendo una traccia precisa, lo scrivi dentro un template Word fornito dall’ateneo e lo carichi online sulla piattaforma.
Sembra facile.
Ma non lo è così tanto.
Perché il punto non è scrivere,
è capire cosa Pegaso si aspetta davvero da quel documento.
Project Work e tesi di laurea: cosa cambia davvero
La differenza principale tra project work e tesi di laurea non è solo la lunghezza.
È proprio il modo di ragionare.
Nella classica tesi, puoi permetterti di divagare, approfondire, costruire un discorso teorico lungo e articolato.
Qui no.
Nel PW devi dimostrare che sai:
leggere una traccia
rispettare una struttura imposta
rispondere in modo chiaro a ciò che ti viene chiesto
In pratica, non stai “raccontando tutto quello che sai”,
stai risolvendo un problema.
Tradotto in linguaggio umano:
non basta scrivere bene, devi scrivere quello che serve.
Perché Pegaso lo usa come prova finale
Alla Pegaso il project work è la prova finale soprattutto nei percorsi di laurea triennale
(e probabilmente arriverà anche alla laurea magistrale), perché è uno strumento standardizzato.
Tutti partono dallo stesso punto,
tutti usano lo stesso modello,
tutti vengono valutati con gli stessi criteri.
Dal punto di vista dell’ateneo ha senso perché:
è più semplice da gestire
è più veloce da valutare
riduce le interpretazioni creative fuori controllo
Dal punto di vista dello studente, invece, significa una cosa molto chiara:
la commissione di laurea guarda soprattutto se hai seguito le regole.
Qui non vince il più brillante.
Vince chi è più ordinato.
Quando è obbligatorio (e per chi)
Non è una scelta opzionale “se hai voglia”.
Il Project Work è obbligatorio in specifici corsi di laurea Pegaso, soprattutto quando il piano di studi prevede un elaborato pratico al posto della normale tesi di laurea.
In genere riguarda:
determinati corsi di studi triennali
alcuni ambiti specifici (per esempio scienze motorie, giusto per citarne uno)
Se sei arrivato alla fase della richiesta del Project Work, vuol dire che il tuo corso di laurea lo prevede.
Punto. Non si scappa.
Ed è qui che nasce il problema più comune.
Molti pensano
“Vabbè, è solo un template, ti basta compilare due cose.”
No.
Non è solo compilare un file Word.
È un elaborato finale che deve reggere una valutazione formale.
E se parti sottovalutandolo,
lo paghi dopo.
🎓 Project Work Pegaso
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corso?
Scopri il supporto specifico per il tuo
percorso:
Dove si trova il Project Work sul sito Pegaso (e da dove si inizia davvero)
La prima cosa da chiarire è questa:
il Project Work non ti appare davanti come per magia.
Devi sapere dove guardare, altrimenti inizi a cliccare a caso sul sito di Pegaso, perdi tempo e inizi già nervoso.
Male.
Il project work vive dentro la piattaforma Pegaso,
non nel sito pubblico informativo.
E no: non è subito evidente.
Questo è uno degli errori più comuni:
molti studenti cercano il Project Work sul sito di Pegaso come se fosse una pagina qualsiasi,
quando in realtà tutto passa dall’area riservata, quella a cui accedi con nome utente e password.
Da qui parte tutto.
E se sbagli questo primo passaggio, sei già in ritardo prima ancora di iniziare.
Accesso alla piattaforma: cosa vedere e cosa ignorare
Per entrare devi usare nome utente e password e accedere alla piattaforma didattica.
Una volta dentro, ti trovi davanti la dashboard, con:
percentuale del percorso
crediti formativi
corsi attivi
avvisi vari (che sembrano sempre più importanti di quello che sono)
Qui nasce il primo errore classico 👇
gli studenti iniziano a cercare il project work dentro:
Corsi
Esami online
Didattica sincrona
Risultato?
Non lo trovano, pensano che “non sia ancora disponibile” e rimandano.
Spoiler:
il project work per l’università non sta lì.
Area “Gestione elaborato tesi”
Il punto giusto è uno solo: la sezione “Gestione elaborato tesi”.
Ed è qui che devi:
fare la richiesta del project work
vedere le tracce disponibili
scaricare il template Word e le linee guida
gestire tutta la parte della prova finale
Questo è il vero inizio.
Non stai ancora scrivendo il project work:
stai attivando l’elaborato.
E attenzione ⚠️
quando confermi alcune scelte, non torni più indietro. Puoi confermare la traccia anche lo stesso giorno in cui la vuoi caricare per il controllo. Non serve sceglierla prima. Se poi ti rendi conto che quella traccia non è nelle tue corde, non avendola selezionata, puoi cambiarla.
Qui sbagliare traccia o sessione significa una cosa sola:
rifare tutto.
Perché molti studenti si bloccano già in questa fase
Qui nasce il primo grande blocco mentale.
E no, il problema non è tecnico.
È concettuale.
Molti pensano:
“Ok, sono dentro, ora compilo due cose e via.”
No.
Da questo momento in poi stai lavorando su un elaborato finale che verrà valutato dalla commissione di laurea.
Quello che consegni sulla piattaforma didattica potrebbe essere rifiutato se:
scegli la traccia sbagliata
non segui le indicazioni del template
carichi un documento confuso o incompleto
Il project work non è un file di passaggio.
È il documento che consegni sulla piattaforma e che decide se arrivi o no alla laurea.
Ed è per questo che già qui tanti si fermano,
aprono Word…
e poi lo richiudono.
Il Project Work Pegaso viene rifiutato molto più spesso di quanto ti dicano.
Se vuoi evitare errori stupidi e arrivare alla consegna senza sorprese, questo è il momento giusto.
Le tracce del Project Work di Pegaso: non sono tutte uguali
Quando entri nella sezione dedicata al project work, una cosa diventa subito chiara:
le tracce non sono una sola e non sono intercambiabili.
Ogni project work di Pegaso è legato a tre elementi precisi:
anno accademico
sessione di laurea
Se sbagli anche solo uno di questi, il rischio è concreto:
progetto respinto ancora prima di essere valutato.
Tracce valide per anno accademico e sessione di laurea
Le tracce del project work Pegaso sono divise per anno accademico e non restano valide all’infinito.
Questo significa che una traccia usata l’anno scorso potrebbe non essere più accettata quest’anno.
In pratica:
ogni anno Pegaso pubblica un set di tracce
ogni set è associato a una specifica sessione di laurea
la commissione di laurea controlla che tu abbia scelto quella giusta
Se invii un progetto collegato all’anno sbagliato, Pegaso viene molto pragmatica:
il file non passa alla fase successiva.
Fine.
Sessione ordinaria, straordinaria, anticipata
Altro punto che manda in tilt parecchi studenti:
le sessioni non sono tutte uguali.
All’interno della piattaforma puoi trovare:
sessione ordinaria
sessione straordinaria
sessione anticipata (quando prevista)
Ogni traccia del project work è collegata a una sessione specifica.
Se scegli una traccia valida, ma non coerente con la sessione di laurea a cui punti, il tuo elaborato rischia di essere bloccato a monte.
Ed è qui che molti pensano:
“Vabbè, poi sistemano loro.”
No.
Pegaso è organizzato, non improvvisato. Se la traccia non combacia, il sistema non perdona.
Come NON scegliere la traccia
Qui parliamo chiaro.
Senza zucchero.
Non scegliere la traccia:
perché “sembra più facile”
perché l’ha scelta un amico
perché pensi che un project work senza dati o analisi sia meno impegnativo
perché il titolo “suona bene”
La traccia va scelta in base a:
corso di laurea
piano di studi
ciò che puoi davvero sviluppare seguendo le indicazioni fornite da Pegaso
Molti PW vengono bocciati non perché scritti male,
ma perché il progetto non ha soddisfatto i requisiti della traccia scelta.
Tradotto:
hai lavorato,
ma sulla cosa sbagliata.
✅ Preventivo gratuito. Rispondiamo in pochi minuti.
Meglio scoprirlo adesso che a venti pagine fatte.
Raccontaci la traccia che hai scelto e come l’hai impostata: ti diciamo se regge i requisiti prima che tu scriva. Con un tutor del tuo corso, non con un template.
Template del Project Work: perché non è solo un file Word
Quando arrivi a questo punto pensi:
“Ok, ora scarico il file e inizio a scrivere”.
Errore comprensibile.
Ma sempre errore.
Il template Word del Project Work non è un semplice documento vuoto da riempire.
È una struttura rigida, pensata per guidare (e controllare) la stesura del lavoro all’università Pegaso.
Se lo tratti come una pagina bianca qualsiasi,
stai praticamente chiedendo un project work rifiutato.
Cosa contiene davvero
Dentro il template non trovi solo titoli e sottotitoli.
Trovi una scaletta obbligata che serve a verificare se sei in grado di redigere un project work in modo coerente con ciò che Pegaso chiede.
Le sezioni sono lì per un motivo preciso:
inquadrano il tema e della traccia
guidano lo sviluppo logico
permettono alla commissione con la nota di capire subito se il lavoro regge
Qui entra in gioco anche la formattazione:
margini, titoli, ordine delle sezioni.
Non è estetica.
È conformità.
E Pegaso, su questo, è molto poco romantica.
Allegato alla traccia: il file che quasi nessuno legge
Accanto al template c’è quasi sempre un secondo file:
l’allegato alla traccia.
Ed è qui che succede il disastro.
L’allegato spiega:
cosa si aspettano davvero dal contenuto
come interpretare le sezioni del template
quali elementi devono essere presenti perché il lavoro sia considerato completo
Ignorarlo significa una cosa sola:
il tuo elaborato non ha soddisfatto i criteri di valutazione.
E no, non importa quanto hai scritto
o quanto tempo ci hai messo.
Molti studenti saltano l’allegato perché “tanto è lungo”.
Poi si chiedono perché, quando invii a Pegaso viene segnalato un problema già in fase iniziale.
Perché compilare il template “a sentimento” porta al rifiuto
Qui siamo diretti.
Compilare “a sentimento” vuol dire:
scrivere troppo in alcune sezioni
essere vaghi in altre
non rispettare il collegamento tra obiettivi, metodo e risultati
Risultato?
Il project work viene valutato come incoerente.
E spesso non supera i controlli del software antiplagio preliminare.
Non è una questione di bravura nella stesura della tesi.
È una questione di metodo.
Il template è fornito da Pegaso per un motivo:
permettere a tutti di essere valutati con gli stessi parametri.
Se esci dal binario,
non superi il controllo.
Come si compila un Project Work (senza fare danni)
Arrivati qui, molti pensano di aver capito tutto.
Hanno il file aperto, Word davanti, caffè freddo di fianco e una convinzione pericolosissima in testa:
“Adesso scrivo, poi vediamo”.
No.
Il project work non funziona così.
Non è un flusso creativo, è un percorso guidato. E se sbagli approccio, lo paghi dopo, quando ormai sei stanco e vicino alla consegna.
Le sezioni del PW: una per una
Il PW è diviso in sezioni precise.
Non sono decorative e non sono intercambiabili.
Ogni parte risponde a una domanda implicita che Pegaso fa allo studente.
In ordine logico:
contesto e inquadramento
obiettivi
descrizione della situazione-problema
metodologia
risultati attesi
conclusioni
Il punto chiave è questo: ogni sezione deve dialogare con la precedente.
Se cambi registro, se ripeti concetti o se introduci cose nuove all’ultimo, l’effetto è immediato: l’elaborato sembra confuso.
E quando un elaborato è confuso, per la commissione di laurea è semplice archiviarlo come “debole”.
Obiettivi, metodologia e risultati attesi: dove sbagliano quasi tutti
Qui si concentra il 70% degli errori.
Gli studenti spesso:
scrivono obiettivi troppo generici
inseriscono una metodologia che non porta a quei risultati
descrivono risultati attesi scollegati da quanto detto prima
In pratica: ogni sezione vive per conto suo.
Sembra banale.
Non lo è, soprattutto quando vai di fretta.
È qui che molti project work senza un filo logico vengono segnalati come insufficienti, anche se formalmente completi.
Lunghezza, coerenza e stile: cosa si aspetta la commissione
Altro mito da sfatare:
“Più scrivo, meglio è”.
Falso.
La commissione di laurea non cerca un romanzo.
Cerca un testo:
proporzionato
leggibile
coerente con la traccia
Scrivere troppo è spesso un modo elegante per non dire niente di chiaro.
Scrivere troppo poco, invece, dà l’idea di un lavoro tirato via.
Pegaso fornisce parametri di lunghezza chiari. Ignorarli è una scelta. E non una furba.
Lo stile deve essere semplice, diretto, tecnico quanto basta.
Non stai facendo letteratura, non stai facendo la classica tesi: stai presentando un progetto strutturato.
Se il testo è ordinato, lineare e centrato, passa il controllo senza problemi.
Se è un collage di paragrafi messi insieme “perché ci stavano”, no.
Il Project Work non si salva a fine corsa.
O è impostato bene dall’inizio, o rischia di fermarti a un passo dalla laurea.
I criteri di valutazione (quelli ufficiali)
Questa è la parte che quasi nessuno legge davvero.
Eppure è l’unica che spiega perché un project work viene promosso, ridimensionato o, nel peggiore dei casi, bocciato.
Non sono criteri “interpretativi”.
Sono scritti nero su bianco dall’università telematica Pegaso, con tre livelli chiari:
Base
Intermedio
Avanzato
Il problema?
Molti studenti non li usano come guida.
Li scoprono dopo, quando il danno è fatto.
Pianificazione, obiettivi e organizzazione delle risorse
Questo è il primo filtro reale.
La valutazione non parte da quanto scrivi, ma da come hai pensato il lavoro.
La pianificazione delle fasi, la chiarezza degli obiettivi e l’organizzazione delle risorse servono a dimostrare una cosa semplice:
👉 sai quello che stai facendo o stai improvvisando?
Livello Base
pianificazione accennata
obiettivi vaghi
risorse citate senza criterio
Livello Intermedio
struttura chiara
obiettivi coerenti
risorse pertinenti
Livello Avanzato
pianificazione dettagliata
obiettivi misurabili
risorse scelte e motivate
Se qui sbagli, non importa quanto sia “bello” il testo:
non superi i criteri Pegaso.
Originalità e accuratezza: cosa intende davvero l’università
Qui casca l’asino.
Perché molti pensano che “originalità” significhi inventarsi qualcosa di strano.
No.
Per Pegaso, originalità significa:
non copiare
non rielaborare male
non riscrivere cose trovate online sperando che passa il controllo
non usare intelligenza artificiale (non provarci nemmeno con ChatGPT: la bocciatura è assicurata)
Un testo che sembra un collage di fonti, anche se formalmente corretto, rischia:
segnalazioni per plagio o testo troppo simile
problemi con i controlli dei software antiplagio
bocciatura diretta dell’elaborato
E no, non basta “abbassare la percentuale”.
Il controllo avviene attraverso strumenti come il software antiplagio Turnitin.
Perché “riempire il template” ti ferma al livello Base
Qui arriva la verità scomoda.
Chi si limita a:
compilare ogni campo
scrivere “qualcosa” ovunque
rispettare solo la lunghezza minima
👉 si ferma automaticamente al livello Base.
Il template non è una checklist da spuntare.
È una struttura pensata per valutare come ragioni, non quanto testo produci.
Quando il lavoro è debole, la commissione con la nota lo segnala chiaramente:
“Il progetto non ha soddisfatto i criteri di valutazione”
Un esempio di Project Work Pegaso svolto (e perché copiarlo ti fa bocciare)
Diciamolo: se sei arrivato fin qui probabilmente hai cercato “project work pegaso esempio” sperando in un PDF già fatto da scopiazzare alle 23:47 della sera prima della consegna. Cattiva notizia: un esempio copiato è il modo più rapido per farti rifiutare l’elaborato. Pegaso passa tutto all’antiplagio, e un file che gira online lo conoscono anche i sassi (e il software lo pesca subito). Un esempio serve a capire com’è fatto un lavoro che passa, non a ricalcarlo riga per riga.
E un esempio svolto “come si deve” si riconosce a colpo d’occhio: ha una sequenza pulita e diretta — introduzione minimal che dice subito di cosa si parla, uno sviluppo con un metodo concreto, dati veri al posto delle astrazioni, fonti citate sul serio (un po’ spettinate ma reali, non inventate) e una conclusione scarna e onesta. Niente effetti speciali, niente “questo lavoro cambierà il mondo”: tutto dentro i margini, con ogni casella al posto giusto. È l’esatto opposto del copia-incolla generico che la commissione fiuta dalla prima pagina.
Esempi reali, facoltà per facoltà
Qui sta il punto che nessun esempio rubato ti dà: ogni corso ha la sua traccia e i suoi criteri, e il project work di Scienze Motorie non somiglia per niente a quello di Economia. Per le facoltà più richieste abbiamo preparato un esempio su una traccia vera, con la struttura che funziona e i criteri ufficiali. Trova la tua:
- Esempio Project Work L-18 — Economia Aziendale: su una traccia reale di work-life balance in un’impresa. Qui vogliono numeri, tabelle e proposte concrete, non relazioni narrative.
- Esempio Project Work L-19 — Scienze dell’Educazione: sul “sistema formativo integrato” (riferimento storico: Frabboni). Qui serve progettualità educativa vera — rete tra famiglia, scuola e terzo settore — non un business plan travestito.
- Esempio Project Work L-22 — Scienze Motorie: sulla traccia “Verdi in Campo” (un programma sportivo legato alla sostenibilità). Qui, se parli di benefici astratti, ti rimandano: vogliono esercizi, carichi e protocolli.
Non vedi la tua facoltà? Scrivici: le seguiamo tutte, non solo queste tre. E no — non ti diamo un esempio copiato (ti farebbe solo bocciare): ti facciamo vedere com’è fatto uno sulla tua traccia.
Controllo antiplagio: cosa sapere prima di caricare
Qui molti studenti cadono dal pero.
Pensano che il problema sia dopo, quando in realtà il vero rischio è prima ancora che il Project Work venga letto.
Il PW, una volta caricato sulla piattaforma, non va subito alla commissione:
👉 passa prima da un controllo automatico.
E se lì qualcosa non torna… il tuo lavoro si ferma subito.
Turnitin: come funziona il controllo
Il software antiplagio Turnitin non “decide se sei bravo o no”.
Fa una cosa molto più semplice (e molto più spietata):
confronta il tuo testo con migliaia di fonti già presenti online e in archivio.
Cosa guarda davvero:
somiglianze testuali troppo alte
frasi identiche o quasi a libri, articoli, siti
struttura del discorso troppo “standardizzata”
passaggi che sembrano copiati o parafrasati male
👉 Non esiste una soglia magica che ti salva automaticamente.
Conta come e dove compaiono le similarità.
Tradotto:
puoi avere anche una percentuale bassa, ma se il senso del testo non è tuo, non passa il controllo.
Testo generato con IA e parafrasi: i rischi reali
Qui diciamolo chiaro, senza ipocrisia.
Il problema non è “usare o non usare l’IA”.
Il problema è consegnare un testo che non sembra scritto da uno studente.
Molti Project Work vengono bloccati perché:
il linguaggio è troppo uniforme
le frasi sono perfette ma vuote
manca un collegamento reale con la traccia
la descrizione della situazione-problema è generica e intercambiabile
Quando plagio o testo generato automaticamente si somigliano troppo a contenuti già noti, il sistema li segnala.
E lì non importa quante ore ci hai messo:
👉 il file non va avanti.
E no, “ho cambiato qualche parola” non è una strategia.
Perché molti PW vengono rifiutati prima ancora della valutazione
Questa è la parte che quasi nessuno ti dice, ma che spiega perché tanti Project Work non arrivano nemmeno sul tavolo della commissione.
Un project work rifiutato, nella maggior parte dei casi, non è “brutto”.
È semplicemente sbagliato nel metodo.
Un PW viene bloccato prima della valutazione quando:
il testo non è coerente con la traccia scelta
(parli di altro, o solo in parte di ciò che viene richiesto)sembra assemblato, come se fosse stato messo insieme a pezzi
(sezioni che non dialogano tra loro, stili diversi, ripetizioni inutili)non rispetta la logica richiesta dal template
(obiettivi che non portano a nulla, metodo scollegato, risultati buttati lì)non passa i controlli del software antiplagio
per somiglianze testuali, parafrasi forzate o linguaggio “troppo standard”non rispetta i limiti di lunghezza indicati
né in eccesso né in difetto (sì, anche scrivere troppo può penalizzare)contiene errori grammaticali evidenti
che fanno sembrare il lavoro poco curato o frettolosousa la persona grammaticale sbagliata
(io/noi quando non richiesto, stile narrativo invece che progettuale)è scritto in modo eccessivamente semplice,
quasi scolastico, senza dimostrare reale padronanza del corso di studi
Il risultato è sempre lo stesso:
👉 il file non va avanti.
Ti arriva la comunicazione, la famigerata mail, e devi rimetterci mano quando ormai pensavi di aver chiuso.
Non è sfortuna.
Non è accanimento.
È metodo sbagliato.
Quando ha senso fare il Project Work da soli
Sì, lo diciamo anche noi.
Non tutti devono farsi aiutare.
E no, non è una frase di marketing.
Fare il Project Work da soli ha senso solo se:
hai tempo reale, non quello che “forse trovo la sera”
sai leggere una traccia senza interpretarla a caso
riesci a tenere insieme obiettivi, metodo e risultati senza perdere il filo
non vai in panico davanti a un template strutturato
accetti di rivedere e riscrivere, anche più volte
Se rientri davvero in questo profilo, puoi farcela.
Se stai pensando “mah, più o meno”, la risposta è già no.
Il tempo necessario (quello vero, non quello ideale)
Il tempo reale, quando fai tutto da solo:
capire bene la traccia → ore
leggere allegato e criteri → altre ore
impostare correttamente il lavoro → giorni
scrivere, rileggere, sistemare → settimane
correggere dopo i primi errori → altre settimane
E questo se va tutto liscio.
Il problema non è scrivere.
Il problema è non sapere se quello che stai scrivendo è giusto finché non è troppo tardi.
Fare il Project Work da soli ha senso solo se:
il tempo non è un problema
un eventuale rifiuto non ti manda in crisi
sai gestire metodo, revisione e controllo senza scorciatoie
Altrimenti non è coraggio.
È solo rischio inutile.
Quando invece conviene farsi aiutare
Qui non parliamo di scorciatoie
Parliamo di ridurre il rischio quando il Project Work non è più solo un file da compilare, ma l’ultimo ostacolo prima della laurea.
Se ti riconosci anche solo in uno dei punti sotto, farsi aiutare non è debolezza.
È strategia.
Occhio, perché questi non sono paranoie.
Sono campanelli d’allarme veri:
hai letto la traccia, ma non sei sicuro di averla capita davvero
non sai collegare obiettivi, metodologia e risultati attesi
stai “riempiendo il template” senza una logica chiara
il testo ti sembra corretto, ma non sapresti spiegare perché
hai paura del controllo antiplagio e speri che “vada bene così”
non sai se quello che hai scritto passa o no il controllo
hai già rifatto parti del lavoro più volte, senza migliorare davvero
la scadenza si avvicina e continui a rimandare
Il segnale più importante è questo:
👉 stai lavorando alla cieca
Quando succede, il rischio non è solo perdere tempo.
È arrivare alla consegna con un documento che non soddisfa i criteri di valutazione, anche se “sulla carta” sembra ok
Quando farsi aiutare ha davvero senso
Farsi aiutare ha senso quando:
vuoi sapere prima se quello che stai facendo è corretto
vuoi evitare il loop “rifiutato → correggi → ricarica”
non puoi permetterti di saltare la sessione
vuoi arrivare all’upload sapendo di aver fatto le cose nel modo giusto
Non è delegare il lavoro.
È mettere metodo dove ora c’è solo ansia.
E sì: spesso è proprio quello che fa la differenza tra “ci riproviamo alla prossima” e “ok, è andata”.
⚡ Te lo diciamo prima. Gratis.
Rifiutato non vuol dire sbagliato. Vuol dire un’altra sessione.
Controlliamo se la traccia regge e se il template è impostato come lo vuole la commissione. Tutor del tuo corso (L18, L19, L22), Turnitin incluso. Rispondiamo in pochi minuti.
Scritto con il supporto di Francesco P. – Tutor in Ingegneria
