Come scrivere la conclusione della tesi di laurea (con esempio, senza ripetere l’introduzione)

La conclusione della tesi deve contenere quattro cose: la sintesi dei risultati, la risposta alla tua domanda di ricerca, i limiti dello studio e gli spunti per ricerche future. Si scrive per ultima, in 1-2 pagine, senza introdurre argomenti nuovi e senza fotocopiare i capitoli. Qui sotto trovi come farlo passo per passo, gli errori da evitare e un esempio commentato.

Sei arrivato in fondo alla tesi, hai scritto capitoli su capitoli, e adesso resta lei: la conclusione. La parte che quasi tutti sottovalutano e che invece la commissione legge con attenzione, perché è l’ultima cosa che si porta a casa prima di darti il voto. La buona notizia è che scrivere le conclusioni non è difficile: serve solo sapere cosa scrivere e cosa evitare. In questa guida vediamo passo per passo come chiudere in bellezza, con un esempio di conclusione da cui prendere spunto.

Cos'è la conclusione della tesi (e perché non è un riassunto)

Partiamo da un equivoco che rovina metà dei lavori: la conclusione della tesi non è un riassunto. Non devi ri-raccontare capitolo per capitolo quello che hai già scritto. È il momento in cui tiri le fila, prendi i risultati principali e li colleghi alla domanda di ricerca da cui eri partito, dicendo in modo chiaro cosa hai scoperto e perché conta.

In pratica è la risposta alla domanda “e quindi?”. Se chi legge, arrivato qui, coglie il senso di tutta la tua tesi di laurea senza doversi rileggere le pagine precedenti, hai fatto centro. Una conclusione ben scritta lascia un’impressione duratura: vale la pena curarla, non buttarla giù di fretta l’ultima notte.

Quando scrivere la conclusione (per ultima)

Qui la regola è una sola: la conclusione si scrive per ultima. Sembra ovvio, ma in tantissimi provano a buttarla giù a metà lavoro, magari per “portarsi avanti”. Il problema è che non puoi tirare le somme di qualcosa che non hai ancora finito: prima di scrivere hai bisogno dei capitoli centrali chiusi, dei risultati sul tavolo e delle idee chiare su dove sei andato a parare.

L’ordine più sensato è questo: prima il resto della tesi (i capitoli precedenti, quelli in cui fai davvero il lavoro sporco), e solo alla fine introduzione e conclusione, una dopo l’altra. Sì, hai letto bene: anche l’intro conviene scriverla verso la fine della tesi, quando sai davvero cosa hai combinato. Scriverle nello stesso momento ha un vantaggio enorme: le fai dialogare, così la parte finale chiude i discorsi che avevi aperto all’inizio, senza contraddizioni e senza ripeterti.

Cosa scrivere nella conclusione della tesi

Bene, arriviamo al sodo. Una conclusione che funziona di solito contiene tre cose: una sintesi di quello che hai trovato, la risposta netta alla domanda da cui sei partito e uno sguardo a cosa si potrebbe fare dopo. Vediamole una per una.

Un trucco che funziona: prova a riassumere ogni capitolo in una frase sola, poi collega quelle frasi tra loro. Se ti accorgi che stai ripetendo interi passaggi parola per parola, fermati — quella non è una sintesi, è un copia-incolla travestito. E occhio a non includere qui dettagli tecnici secondari: vanno nei capitoli, non nel finale.

La sintesi dei risultati (senza fotocopiare i capitoli)

Qui devi sintetizzare, non ricopiare. La differenza è tutta lì: non prendi i paragrafi dei capitoli e li incolli, ma tiri fuori i punti principali e li rimetti insieme in una visione d’insieme. In poche righe chi legge deve capire quali sono i risultati ottenuti più importanti, senza doversi rileggere tutto.

La risposta alla tua domanda di ricerca

Questa è la parte più importante e quella che troppi dimenticano. Sei partito da una domanda (o da un’ipotesi): adesso è il momento di rispondere in modo diretto. Non serve girarci intorno: dì chiaramente cosa hai scoperto e se i dati confermano o smentiscono quello che pensavi all’inizio.

Attenzione a una regola d’oro: nella conclusione non si introducono informazioni nuove. Niente dati, teorie o autori che spuntano dal nulla all’ultima pagina — tutto quello che citi qui deve essere già comparso prima. Una risposta chiara e onesta, anche quando i risultati non sono quelli che speravi, vale molto più di una conclusione incisiva ma vaga.

Le limitazioni del tuo studio

Sembra controintuitivo, ma ammettere i limiti del tuo lavoro ti fa fare bella figura, non brutta. Nessuna ricerca è perfetta: forse il campione era piccolo, forse hai avuto poco tempo, forse certi dati non erano reperibili. Dirlo apertamente dimostra spirito critico — e il relatore lo nota eccome.

Il trucco è non trasformarlo in un’autodemolizione. Bastano due o tre righe oneste sulle limitazioni della tua ricerca, spiegate con serenità: “i risultati valgono per questo contesto, servirebbero altri dati per generalizzarli”. Riconoscere un limite, in modo intelligente, aumenta la qualità del tuo lavoro agli occhi di chi ti valuta.

Gli spunti per studi futuri

Chiudi aprendo. Sembra un paradosso, ma una buona conclusione lascia sempre una porticina socchiusa: cosa si potrebbe indagare dopo di te? Qui butti lì un paio di sviluppi futuri possibili — una domanda rimasta senza risposta, un aspetto che meriterebbe ulteriori ricerche, un’idea per applicare i tuoi risultati in un contesto diverso.

Non serve inventarsi chissà cosa: spesso gli spunti migliori nascono proprio dai limiti di cui hai appena parlato. E se il tuo lavoro ha un lato pratico, accennare alle possibili applicazioni pratiche fuori dall’accademia è un tocco che fa sempre un ottimo effetto sulla commissione.

Le implicazioni per il percorso accademico

Un ultimo tassello che fa la differenza: collega il tuo lavoro a dove stai andando. In poche righe puoi accennare a cosa questa tesi ti ha insegnato e a come si lega ai tuoi prossimi passi accademici e professionali — che sia la magistrale, un dottorato o il mondo del lavoro. Non è obbligatorio, ma quando c’è dà l’idea di uno studente che ha capito il senso di quello che ha fatto, non solo di uno che doveva consegnare. Bastano due frasi sincere: “questo percorso mi ha permesso di…”, senza retorica da discorso di fine anno.

Come scrivere le conclusioni passo per passo

Qual è la lunghezza ideale della conclusione della tesi?

Regola pratica: la conclusione occupa circa il 5-10% della tesi. Per una laurea triennale significa 1-2 pagine, sulle 500-800 parole; per una tesi magistrale puoi arrivare a 3-4 pagine. Se superi le 5 pagine, quasi sempre stai riassumendo i capitoli invece di concludere — taglia. Per le regole precise su margini, carattere e numero di pagine trovi tutto nella nostra guida su come impaginare la tesi.
Detto questo, ecco i cinque passi per scriverla:


Mettiamo tutto in fila. Se ti trovi davanti alla pagina bianca, ecco come costruire una conclusione senza impazzire, passo dopo passo:

  1. Rileggi l’introduzione e la tua domanda di partenza: ti serve per sapere a cosa devi rispondere.
    2. Elenca su un foglio i punti chiave di ogni capitolo, una riga a testa.
    3. Scrivi la risposta secca alla tua domanda: cosa hai scoperto, in una frase.
    4. Aggiungi i limiti del lavoro e uno o due spunti futuri.
    5. Rileggi ad alta voce e taglia tutto ciò che ripete i capitoli.

Ti consiglio di buttare giù una prima versione senza pensare troppo alla forma: la stesura della conclusione migliora tantissimo in fase di revisione, quando hai già la struttura davanti e devi solo limare. Prima il contenuto, poi lo stile.

Posso usare ChatGPT per scrivere la conclusione?

Domanda onesta, risposta onesta: come assistente sì, come ghostwriter no. ChatGPT è comodo per riordinare le idee, trovare un sinonimo o capire se una frase suona chiara. Ma se gli fai scrivere la conclusione da zero saltano fuori tre problemi. Primo, il testo è generico e non si aggancia ai tuoi dati reali. Secondo, tende a gonfiare o addirittura a inventare. Terzo, gli AI-detector e i software antiplagio lo riconoscono, e in sede d’esame è un rischio che non vale la pena correre.

La conclusione è proprio il punto in cui la commissione cerca il tuo pensiero critico: è l’ultima cosa da delegare a una macchina. Usa l’AI per sbloccarti e rifinire, poi scrivi tu. Se vuoi vedere dove ha senso usarla e dove no, ne parliamo nella nostra guida su ChatGPT e tesi.

Errori da evitare nella conclusione (che fanno storcere il naso alla commissione)

Passiamo ai classici scivoloni — quelli che alla commissione fanno alzare il sopracciglio. Evitarli è già metà del lavoro per scrivere una conclusione efficace.

Ricopiare l’introduzione. Se il relatore ha la sensazione di rileggere le stesse frasi che aveva già visto nell’introduzione, sei fritto: le due parti si parlano, ma non si clonano.
Frasi vuote e retoriche. “In conclusione posso dire che questo lavoro è stato molto interessante” non dice niente. Chi ti valuta cerca sostanza, non riempitivi.
Farla troppo lunga. La conclusione deve essere densa, non chilometrica: due o tre pagine bastano e avanzano per una triennale.
Aprire questioni enormi all’ultima riga. Se butti lì un tema gigantesco senza svilupparlo, sembra che tu abbia mollato il lavoro a metà.
Sparire nel nulla. Una tesi che finisce di colpo, senza una vera chiusura, lascia l’impressione di una tesi lasciata in un cassetto. Chiudi con intenzione, non per esaurimento.

Conclusione tesi compilativa vs sperimentale: cosa cambia

Non tutte le tesi si concludono allo stesso modo, e capire che tipo di lavoro hai in mano ti evita di sbagliare tono.

In una tesi compilativa — quella in cui rielabori e confronti la letteratura esistente, tipica di molte tesi triennali — la conclusione mette a confronto le posizioni degli autori e dice a quale sei arrivato tu: quale interpretazione ti convince di più e perché. Niente dati sperimentali, ma una presa di posizione ragionata sull’elenco degli argomenti trattati nei capitoli.

In una tesi sperimentale — o empirica, più frequente nella laurea magistrale — la conclusione ruota attorno ai risultati che hai raccolto sul campo. Qui racconti cosa hanno mostrato i tuoi dati: se hai evidenziato una marcata tendenza, se hai analizzato l’impatto di una variabile, se i numeri confermano o smontano l’ipotesi. La conclusione di una tesi sperimentale è più asciutta e ancorata ai dati.

Che tu debba scrivere per una triennale o magistrale, la regola trasversale non cambia: rispondi alla domanda di partenza. Cambia solo la materia prima con cui costruisci la risposta.

[H2] Frasi ad effetto per chiudere la tesi (da personalizzare)

Diciamolo subito: non esistono frasi magiche da copia-incollare, e una conclusione tutta frasi fatte si sente lontano un miglio. Però avere qualche gancio pronto aiuta a partire quando fissi il cursore lampeggiante. Ecco alcune formule da adattare al tuo caso, una per ogni pezzo della conclusione:


  • Per aprire: “L’obiettivo di questo lavoro era [la tua domanda di ricerca]. I dati raccolti permettono ora di rispondere in modo chiaro.”

  • Per dare il risultato: “L’analisi ha evidenziato che [risultato principale], confermando (o smentendo) l’ipotesi di partenza.”
  • Per collegarti alla teoria: “Questo dato si inserisce nel quadro teorico di [autore/teoria], di cui rappresenta una conferma.”

  • Per ammettere i limiti: “I risultati vanno letti alla luce di alcuni limiti, primo fra tutti [il tuo limite].”

  • Per chiudere aprendo: “Resta aperta la strada per [ricerca futura], che potrebbe [sviluppo possibile].”


Riempi le parentesi con i tuoi contenuti e hai già l’ossatura. Ma poi ricuci tutto con parole tue: queste frasi sono un trampolino, non il testo finale.

Esempio di conclusione da cui prendere spunto

Vale più un esempio di mille spiegazioni. Eccoti una conclusione fittizia ma realistica, per una tesi triennale sul rapporto tra uso dei social e autostima negli adolescenti. Leggila come modello, poi qui sotto la smontiamo pezzo per pezzo.

“Questo lavoro si proponeva di capire se l’uso intensivo dei social network incida sull’autostima degli adolescenti. Attraverso un questionario somministrato a 120 studenti tra i 15 e i 18 anni, ho condotto un’analisi che ha fatto emergere una tendenza chiara: chi passa più di tre ore al giorno sui social riporta livelli di autostima mediamente più bassi, soprattutto tra le ragazze.

Il dato conferma solo in parte l’ipotesi iniziale. Se da un lato il tempo di esposizione gioca un ruolo importante, dall’altro emerge che conta molto anche il tipo di utilizzo: chi crea contenuti sembra meno esposto rispetto a chi si limita a scorrere passivamente. Un risultato che dialoga con le teorie sul confronto sociale discusse nel secondo capitolo.

Il lavoro presenta dei limiti evidenti: il campione è ristretto e circoscritto a un solo istituto, quindi i risultati non sono generalizzabili. Sarebbe interessante, in una ricerca futura, allargare il campione e affiancare al questionario delle interviste qualitative, per capire non solo quanto ma perché i social influenzano il modo in cui questi ragazzi si percepiscono.”

Esempio commentato: cosa funziona e perché

Ora vediamo perché quella conclusione funziona, punto per punto — così puoi replicare la struttura sulla tua.

Parte dalla domanda. La prima frase richiama subito l’obiettivo della tesi: chi legge sa immediatamente di cosa si parla.
Dà la risposta con un dato. “Chi passa più di tre ore al giorno…” non gira intorno, dice cosa è emerso in modo concreto. Sono proprio questi gli elementi che la commissione cerca.
Collega alla teoria. Il richiamo alle teorie sul confronto sociale mostra che il risultato non è campato in aria, ma sta in piedi grazie al supporto teorico costruito nei capitoli.
Ammette i limiti senza paura. Dire “il campione è ristretto” non indebolisce il lavoro: lo rende una tesi di qualità, perché dimostra spirito critico.
Chiude aprendo. L’ultima frase lancia uno spunto per il futuro e lascia un’impressione di completezza, non di lavoro interrotto.

Cinque mosse, cinque frasi: è tutto qui il segreto per scrivere una conclusione chiara ed efficace. Prendi questo schema, riempilo con i tuoi contenuti, ed è fatta.

Esempio commentato: cosa funziona e perché

Il blocco sulla conclusione ha quasi sempre la stessa causa: arrivi in fondo scarico, convinto di aver già detto tutto nei capitoli. Il trucco per sbloccarti è banale ma funziona: prima di scrivere il paragrafo, prova a rispondere alla tua domanda di ricerca in una sola frase, a voce o buttata su un foglio. Quella frase è il cuore della conclusione, il resto lo costruisci intorno. E se anche così non parte, spesso il problema non è cosa scrivere, ma avere qualcuno che ti dica se stai andando nella direzione giusta.

Diciamocelo: certe volte la conclusione proprio non arriva. Hai scritto tutto, sei in fondo, e ti blocchi sull’ultima pagina — con la scadenza che incombe e la tentazione di mollare e lasciare la tesi in un cassetto. È esattamente il momento in cui un occhio esterno fa la differenza.

Noi di Gruppo Aiuto Tesi facciamo questo: ti aiutiamo a perfezionare la tua conclusione (e ogni altra parte, se serve) con consigli pratici e concreti, non teoria fumosa. Quello che ti consigliamo è quasi sempre la stessa cosa: non ridurti all’ultimo minuto, e non aver paura di farti rileggere. Ti diciamo cosa funziona, cosa va tagliato e come chiudere in modo che la commissione si ricordi del tuo lavoro.

Che ti serva una revisione veloce o una mano per scrivere in modo più chiaro, ti seguiamo passo per passo fino a una conclusione completa — e a una tesi che sei davvero fiero di consegnare.

Conclusione e discussione si preparano insieme: la prima chiude il lavoro, la seconda te lo fa difendere. Se vuoi arrivarci con qualcuno accanto, ci sono le lezioni per la tesi, prove della discussione incluse.

✍️ Questo articolo è stato scritto da Olga P., tutor di Psicologia e metodologia della ricerca di Gruppo Aiuto Tesi. Si occupa di psicologia sperimentale, analisi dei dati e impostazione metodologica delle tesi di laurea. Scopri tutti i tutor per la tesi di laurea.

Domande frequenti sulla conclusione della tesi

Quattro elementi: la sintesi dei risultati, la risposta alla domanda di ricerca, i limiti dello studio e gli spunti per ricerche future. La regola d’oro è non introdurre mai informazioni nuove che non siano già comparse nei capitoli.

Circa il 5-10% della tesi: per una triennale bastano 1-2 pagine (500-800 parole), per una magistrale si può arrivare a 3-4 pagine. Se superi le 5 pagine, probabilmente stai riassumendo invece di concludere.

Per ultima, quando i capitoli centrali sono chiusi e hai i risultati sul tavolo. L’ideale è scriverla insieme all’introduzione, così le due parti dialogano senza contraddirsi.

Ricopiare l’introduzione, riempire di frasi retoriche vuote, farla troppo lunga e chiudere di colpo senza una vera sintesi. Sono gli scivoloni che alla commissione fanno alzare il sopracciglio.

Come assistente sì (per riordinare le idee o rifinire una frase), come ghostwriter no. Gli AI-detector e i software antiplagio lo riconoscono, e la conclusione è proprio il punto in cui la commissione cerca il tuo pensiero critico.

È l’ultima cosa che la commissione legge prima di darti il voto: dimostra che hai capito il senso del tuo lavoro e fissa il valore di tutto quello che hai scritto. Una conclusione curata lascia un’ottima impressione finale.

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