Cosa fa davvero un relatore di tesi di laurea
Ogni studente, prima o poi, incontra quella figura mitologica che si aggira tra le aule: il docente universitario che decide se la tua tesi vedrà la luce o resterà un file chiamato “versione_definitiva8_bis.docx”.
Il relatore deve essere un po’ guida spirituale, un po’ correttore di bozze, un po’ psicologo. Ti manda feedback che sembrano oracoli, ti fa riscrivere interi capitoli “solo per migliorare la coerenza interna”, e quando tu sei convinto di aver finito, ti ricorda che “manca la bibliografia aggiornata al 2023”.
In teoria ti accompagna nella tesi per formarti come ricercatore; in pratica ti insegna la pazienza zen e l’arte del “riscrivo da capo ma con meno errori”.
Il suo compito è includere nel percorso letture, metodi e consigli che ti evitino figure epiche davanti alla commissione.
Se alla fine della tesi non hai perso la sanità mentale, ringrazialo: ha fatto bene il suo lavoro.
Qual è la differenza tra relatore e correlatore
Il correlatore può sembrare un doppione, ma non lo è.
Lui può affiancare lo studente nella parte più tecnica o pratica della ricerca, mentre chi coordina il tutto mantiene la visione d’insieme.
In una tesi magistrale o in una tesi sperimentale, la collaborazione tra i due è spesso preziosa per evitare che il progetto perda coerenza.
Il relatore viene pagato per seguire la tesi?
La domanda è legittima: chi ti segue guadagna qualcosa dal tuo lavoro?
Nella maggior parte dei casi, no. Non riceve un compenso specifico per leggere bozze o partecipare alla seduta di laurea.
La collaborazione con i laureandi rientra nei compiti del professore universitario, già coperti dallo stipendio base previsto dal contratto accademico.
Esistono eccezioni, certo: nei progetti di ricerca finanziati o durante un dottorato, il docente può ricevere fondi o riconoscimenti, ma nel contesto di una tesi triennale o di una laurea magistrale si tratta più che altro di una responsabilità formativa.
Chi paga (e come) il relatore universitario
Formalmente nessuno. L’università non prevede un “bonus tesi” e non sono gli studenti a versare compensi.
E allora perché lo fanno? Le motivazioni sono più pratiche di quanto sembri:
Scouting di talenti
Chi lavora nel mondo accademico sa che individuare persone in gamba è importante. Seguire un tesista brillante permette di capire chi potrebbe, un domani, entrare in un gruppo di ricerca o avviare un dottorato.
Supporto alla ricerca
Gran parte delle ricerche universitarie richiede un’enorme mole di lavoro operativo: raccolta dati, questionari, analisi preliminari. Coinvolgere studenti permette di dividere i compiti, far crescere le competenze e, allo stesso tempo, portare avanti più progetti in meno tempo. È un dare e avere: il docente fa avanzare la ricerca, lo studente ottiene una tesi concreta.
Pubblicazioni e risultati scientifici
Non poche tesi finiscono in articoli o conferenze, e per un docente universitario le pubblicazioni sono la vera “valuta” del mestiere.
Motivazione personale
Infine, ci sono docenti che lo fanno per puro spirito di servizio: amano insegnare, trasmettere metodo e vedere crescere chi si affaccia al mondo della ricerca.
In sostanza, il beneficio per chi segue una tesi è più culturale e professionale che economico. Ma è comunque un investimento che, nel tempo, può dare ritorni concreti in termini di reputazione, pubblicazioni e nuovi collaboratori.
Perché molti relatori non vengono retribuiti
Seguire un elaborato è considerato parte integrante della missione educativa del sistema universitario.
Chi accompagna gli studenti nella scrittura della tesi non lo fa per denaro, ma per contribuire alla formazione di nuove menti (e, diciamolo, per l’orgoglio di sentirsi citato nei ringraziamenti).
Scrivere una tesi con serenità non è un privilegio, è un metodo.
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Il relatore ti segue poco? Non lasciare la tesi al caso.
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Il ruolo del correlatore nella tesi di laurea
Quando il lavoro è complesso, il correlatore entra in gioco per offrire competenze più specifiche.
Nelle tesi più strutturate o interdisciplinari, può occuparsi di una parte sperimentale o tecnica, lasciando al primo supervisore la responsabilità complessiva.
Per approfondire le differenze, puoi leggere Come scegliere il relatore giusto per la tesi.
Quando serve un correlatore e chi lo sceglie
Non è obbligatorio, ma può essere utile nei corsi magistrali o nei casi in cui la tesi tocchi più ambiti disciplinari.
Di solito è il primo docente a proporre chi coinvolgere, ma in alcuni atenei puoi scegliere tu se c’è qualcuno che conosce meglio una parte del tuo tema.
Quando il relatore non risponde o non aiuta
Succede a tutti: mandi una mail entusiasta alle 8:00 del mattino, la rileggerai tre settimane dopo ancora in “bozze inviate”.
Non è cattiveria (quasi mai). Chi segue molti laureandi spesso è sommerso da lezioni, riunioni e altri ragazzi disperati come te.
Il trucco è non prenderla sul personale: scrivi messaggi brevi e diretti, magari chiedendo un feedback su un singolo capitolo invece di lanciare tutto il malloppo di cento pagine in un colpo solo.
Se sei in crisi, dai un’occhiata alla guida Ansia da tesi: come gestirla senza perdere la testa (e la laurea).
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Noi rispondiamo. Sempre.
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Cosa fare se il relatore ignora i tuoi messaggi
Prima regola: niente drammi.
Aspetta qualche giorno, poi invia un promemoria gentile:
“Buongiorno professore, la disturbo solo per sapere se ha avuto modo di dare un’occhiata al capitolo 2…”
Dopo due tentativi civili andati a vuoto, puoi chiedere un confronto di persona o passare dalla segreteria.
Se proprio sembra sparito nel Triangolo delle Bermuda, valuta di scegliere un nuovo docente universitario: meglio ripartire con qualcuno disponibile che restare mesi in sospeso.
Come gestire il rapporto con il relatore senza stress
Pensa al rapporto come a una mini collaborazione professionale: rispetto, chiarezza e puntualità fanno miracoli.
Arriva alle revisioni preparato, mostra i progressi e non prenderla sul personale se arriva una raffica di correzioni (lo fanno per mestiere).
La verità è che chi riesce a gestire un relatore, dopo, può gestire qualunque capo.
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Calcola il tuo prezzo →Studente e relatore: un rapporto che va oltre la laurea
Alla fine del percorso, ti accorgerai che la relazione con chi ti ha seguito è molto più di una collaborazione formale.
È una piccola palestra di vita: impari a difendere le tue idee, a scegliere le fonti giuste e a scrivere in modo chiaro.
E quando arrivi alla discussione di laurea, anche chi ti ha guidato si porta a casa la soddisfazione di vedere il tuo successo come parte del proprio percorso di laurea.
Il valore formativo del rapporto con il relatore
Chi guida i laureandi durante una tesi di laurea contribuisce a formare futuri professionisti, ricercatori e cittadini consapevoli.
Il loro compito va oltre il titolo: è quello di mantenere viva la curiosità.
Quando ringraziare il relatore (e come farlo bene)
Un messaggio sincero, una dedica nella tesi o una stretta di mano dopo la proclamazione bastano.
Un piccolo gesto che chiude simbolicamente mesi di lavoro e collaborazione.
Scritto con il supporto di Antonio A. – Tutor in Economia
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I tesisti devono pagare il relatore per essere seguiti?
Assolutamente no. Nessuno ti può chiedere soldi per essere seguito: il supporto che ricevi fa parte del ruolo istituzionale del docente universitario.
In pratica, chi guida i tesisti non riceve un compenso extra: è già retribuito attraverso lo stipendio base previsto dal suo contratto.
Se qualcuno ti accenna a “spese” o “favori”, fai un passo indietro: non funziona così nel mondo universitario.
Cosa guadagna un relatore dal lavoro di tesi?
Non guadagna denaro, ma ottiene altro: aggiornamento, nuovi progetti, possibilità di pubblicare risultati grazie al contributo degli studenti.
In altre parole, chi segue le tesi non lo fa per “portarsi a casa” soldi, ma per crescere professionalmente e mantenere vivo il contatto con chi studia.
Se il potenziale relatore non viene pagato, perché accetta di seguire chi deve fare una tesi?
Perché non lo fa per soldi, ma per interesse accademico.
Un relatore accetta di seguire chi deve fare una tesi quando l’argomento è vicino alle sue ricerche o può arricchire il suo lavoro scientifico.
È un dare e avere: tu ottieni una guida, lui un’occasione per far crescere la sua ricerca.
